il nostro Giuseppe Bonantini ci ha lasciati.

il nostro Giuseppe Bonantini ci ha lasciati.

22 Marzo 2020 7 Di enduroterapia

Il nostro amico e maestro Giuseppe Bonantni, ci ha lasciati. La notizia è di questi giorni, già difficili per tutti, ed anche per lui non devono essere stati facili.
Il nostro Pino, il nostro Bonanza, come lo chiamavamo ai tempi della regolarità, è stato e rimarrà per noi del CER, quello che ha scritto le prime regole del buon endurista e intuito prima di tutti che solo con il rispetto e l’educazione, si poteva salvare il nostro sport. Tutto questo in tempi dove la comunicazione avveniva solo nei motoclub, nelle officine, nei magazzini, nei fine settimana durante le uscite organizzate dal Motoclub Collina dove lui era la guida di tutti gli amatori. Lui da grande pilota vincente quale è stato, aveva una enorme passione per gli amatori, per quelli che si avvicinavano alla porta del Motoclub, e subito invitava a farsi trovare pronti alle 8 all’alberone. Un luogo di partenza fisso, tutti i Sabati, Domeniche e festivi senza dare appuntamento a nessuno. Lui c’era (salvo impegni di gara coi team dei quali seguiva i piloti), ad aspettare tutti, per il giro con tagliatella nella sua Medelana. Queste uscite facevano punteggio! Pino si era inventato una sorta di campionato per piloti e amatori dove ognuno entrava in classifica in base a quante uscite faceva: 2 punti al Sabato e Domenica, 3 i festivi, 5 Natale, Pasqua e Capodanno… due classifiche separate, “piloti” e “amatori”, con tanto di pranzo e premiazioni con medalgie e trofei a fine anno. C’era la competizione a partecipare! Tutti si andava al Mercoledì in quello scantinato sulla Bazzanese dopo Casalecchio a controllare il tabellone, a raccontarsi di chi era salito dal Casamento senza cadere, di quante tagliatelle si era mangiato quella Domenica. In questi giri mi sono ritrovato con campioni, piloti da Mondiale e Sei Giorni, piloti da regionale e principianti. Nessuna differenza, una scuola di enduro, tecnica, educazione e tanta saggezza. Durante i suoi giri era obbligatorio fermarsi sempre a fare due chiacchiere col residente, nuovo o vecchio che fosse, la sosta era parte del giro. Pino raccoglieva tutte le informazioni dai contadini e da chi abitava la montagna, per sapere dove mettere le ruote e dove non era il caso andare. Sapeva dove c’era bisogno del nostro aiuto anche dove non si girava, per rendere qualcosa a chi ci accoglie nel suo terreno. C’erano anche le soste per descrivere il paesaggio: saliva su una roccia a piedi e indicava i luoghi coi loro nomi e interrogava noi “maronai”: quello è monte…? giù di lì si va a….? Nemmeno oggi mi ha mai perdonato di non ricordarmi i nomi dei sentieri di casa mia: “come fai a girare qui e non sapere dove vai???” Sempre con quella ironia da amico, da fratello maggiore di cui fidarti, un babbo.
Anche a moto “appesa al chiodo” Pino ci ha portato assistenza nelle nostre montagne, col suo Suzukino 4×4, immancabile presenza, rassicurante e prezioso per chiunque decidesse di andare a girare in quelle zone, anche durante la settimana. Ci ha sempre raggiunti in trattoria, il pranzo con Pino era quasi un titolo, un piacere per pochi ben più grande che sedere a tavola col campione. Loro li vedi una o due volte all’anno se ti va bene, Pino c’era sempre, come se fosse ancora in giro con noi sul suo Morini.
In questi ultimi anni, grazie alla nascita del CER si era rigenerato, riappassionato come ai tempi delle uscite dall’alberone. Il CER era per lui la creatura che non c’era, nella quale ha creduto fino alla fine. Con lui ho imparato a leggere i regolamenti, il Codice della Strada, a scrivere un ricorso, a parlare al Forestale che mi ferma, a parlare col residente arrabbiato. Con lui ho condiviso i nuovi amici dei CER delle altre regioni, partecipato a riunioni e discussioni, a volte animate, ma sempre con lo stesso obiettivo: l’enduro amatoriale, quello fatto di tanti km, possibilmente mai sullo stesso sentiero, obbligatoriamente con la mangiata a metà strada, sempre in regola, con la targa montata e rispettoso dei luoghi in cui si gira.
Appena questo momento di emergenza finirà, avremo occasione tutti di portarti il degno saluto nelle tue amate montagne.
Ciao Pino.